5 cose da sapere sul tartufo quando si acquista tartufo fresco

Un vecchio detto affermava:” Il risparmio non è mai guadagno” e ancora “Chi poco spende, spende due volte”. Nel caso nel tartufo non ci sono proverbi più attuali.

Il tartufo piace a tutti, è un fungo ipogeo che si declina (in Italia) in almeno 6 specie commestibili, alcune delle quali, come già spiegato in altri articoli, possono anche essere coltivate.

Abbiamo approfondito più volte, soprattutto nel periodo di maturazione del Tuber Magnatum Pico, gli aspetti economici, metereologici e sociali che incidono sul prezzo del tartufo, a seconda della specie che si può raccogliere in un determinato periodo.

Resta, però, un prodotto d’elite, la cui presenza nei menù dei ristoranti non è affatto necessaria.

Oggi approfondiremo le 5 cose che i non addetti ai lavori devono sapere prima di acquistare tartufo.

Quando è stato raccolto il tartufo?

Assicuratevi che, al momento della conferma d’ordine da parte dell’azienda a cui vi state rivolgendo, sia riportata la data di raccolta del tartufo da parte del cavatore, in modo da scongiurare che stiate acquistando un prodotto già in parte deperito o con un grado di maturazione avanzato.

La professionalità dell’azienda non si vede soltanto nella rapidità delle consegne rispetto all’ordine che avete effettuato, ma nel garantirvi che il tartufo sia stato raccolto il giorno in cui viene spedito e che raggiunga il luogo di destinazione entro e non oltre 24 ore da quando è stato trovato dal cavatore.

Acquisti online: certificato SSL e condizioni di vendita

Oltre al tartufo conservato in vasetti a lunga conservazione, nelle più svariate declinazioni di salse, creme e condimenti, è possibile acquistare online anche tartufo fresco.

La piattaforma online da cui dovete acquistare deve prevedere la dicitura iniziale “https”, che garantisce la tracciabilità e la sicurezza dei pagamenti effettuati.

Inoltre, leggete attentamente le condizioni di servizio e di vendita, spesso tralasciate, per essere al corrente sulle varie modalità di pagamento, spedizione, reso, diritto di recesso e foro competente in caso di contenzioso.

Tartufo fresco: regolare fattura o ricevuta fiscale

Per alcuni è cosa scontata, per altri non del tutto, quindi è meglio approfondire l’aspetto fiscale del commercio del tartufo, soprattutto se si pensa che fino al 2016 non vi era l’obbligo di fatturazione del tartufo da parte del venditore, ma era prevista una semplice “autodichiarazione” da parte di chi stesse acquistando.

Il tartufo è un prodotto non facile da reperire, ma oggi è soggetto ad una tassazione ben precisa che prevede l’obbligo di tracciabilità e fatturazione con IVA al 10% e ritenuta d’acconto al 23% per il raccoglitore occasionale di tartufo (il cavatore, per intenderci).

Pertanto, che siate ristoratori o utenti occasionali del tartufo, il nostro consiglio è quello di affidarvi ad aziende serie, che rilascino regolare ricevuta fiscale o fattura.

Tartufo fresco: tracciabilità

Accertatevi sempre sulla provenienza del tartufo che state per comprare e chiedete che vi sia emessa in fattura.

La tracciabilità dei tartufi è obbligatoria e, pur non essendo vietata l’importazione, è sempre bene favorire tartufi italiani che, qualitativamente, sono i migliori in assoluto.

Negli ultimi anni si è assistita ad un’affluenza nel territorio italiano di una vera e propria piaga sociale: Tartufo bianco Pregiato proveniente dalla Russia, Tartufo Bianchetto “del deserto” (proveniente dalla Tunisia), Tartufo nero Pregiato di provenienza cinese e scorzone marocchino.

La facilità di reperibilità di questi prodotti a basso costo e di bella presenza (pur senza qualità organolettiche degne di questo nome), il non-obbligo di fatturazione previsto fino al 2016, il crescente numero di cavatori improvvisati a cui si aggiungono condizioni meteorologiche non sempre favorevoli, hanno portato ad inficiare il duro lavoro di selezione condotto da aziende serie, la cui mission è quella di garantire la migliore qualità di tartufi freschi, di stagione, tutto l’anno e di combattere a spada tratta l’importazione di prodotti di scarsa qualità e spacciati per italiani, anche da parte (purtroppo) di alcuni cavatori occasionali.

Tartufo fresco: packaging e imballaggio

Una volta che il corriere vi ha consegnato il tartufo fresco, questo deve presentarsi tutto spazzolato, pulito e asciutto, ma con un leggero velo di terra, che ne assicura la protezione da umidità e deperibilità, in modo  da conservarli al meglio e a lungo, senza alterazione delle proprietà organolettiche.

L’unico modo per evitare truffe e per avere la garanzia di assaporare il gusto del tartufo fresco italiano al giusto grado di maturazione e appena raccolto, resta quello di affidarsi ad aziende serie e professionali come Moscato Tartufi, il primo e-commerce online del buon tartufo made in Italy.

Leggi l’articolo dedicato se vuoi scoprire i vari metodi di conservazione del tartufo.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *