DPCM 26 APRILE 2020: Si può andare a tartufi?

L’interpretazione giuridica di Moscato Tartufi e la manovra imprenditoriale per salvare i cavatori professionisti da un’incombente e spiacevole crisi economica.

L’emergenza sanitaria da COVID19, grazie alle misure restrittive e di contenimento dei contagi che si sono adottate nel periodo di quarantena che riguarda tutta la penisola da ormai un mese e mezzo, inizia ad essere sotto controllo.

Questo significa che la luce in fondo al tunnel, seppur fioca, inizia a intravedersi.

La vita normale, il “liberi tutti”, però, è ancora un sogno.

Per questo motivo, con DPCM 26 aprile 2020, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte, ha inaugurato la cosiddetta “fase 2”, vale a dire quella di convivenza con il virus, permettendo un (seppur monitorato) allentamento delle misure restrittive.

Ciò si traduce nella riapertura di alcune attività, soprattutto industriali e produttive come quelle dell’industria manifatturiera, delle imprese edili e di tutte le attività di supporto alla filiera; ma si traduce anche nella possibilità, per i cittadini, di iniziare ad assaporare un leggero senso di libertà.

Sarà possibile, a partire dal 4 maggio, svolgere attività motoria all’aperto nel rispetto del divieto di assembramenti e dell’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza e di indossare i dispositivi di protezione individuale (guanti e mascherine) che, come è stato annunciato, tra non molto avranno un prezzo calmierato e accessibile da tutti (si parla di € 0,50 per le mascherine chirurgiche ed è in forse la possibilità di abbassare o annullare l’IVA, attualmente al 22%).

Si potranno inoltre svolgere le funzioni funebri, possibilmente all’aperto, ma la partecipazione è limitata ai congiunti del defunto in numero massimo di 15 persone.

Sarà concesso inoltre l’attività di asporto per quel che concerne il settore Ho.Re.Ca., davvero in forte difficoltà se consideriamo il lock down totale per le attività di somministrazione (bar, pub, caffetterie, pasticcerie ecc.), la mancanza di incassi per circa l’80% per i ristoranti (che finora hanno potuto effettuare soltanto consegne a domicilio, dimenticando i progetti primaverili quali pranzi all’aperto, turisti, feste di laurea, rinfreschi, eccetera) e la totale assenza di fatturato per quanto riguarda gli stabilimenti balneari, gli hotel e le sale ricevimento specializzate in matrimoni, comunioni, eventi mondani.

Sarà possibile però effettuare l’asporto, vale a dire recarsi nel locale (ottemperando al divieto di non assembramento), ordinare il pasto e consumarlo a casa, in ufficio e ovunque sia permesso.

Novità importante per quanto riguarda gli spostamenti, che restano possibili solo per motivate e comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o per motivi di salute: orbene tra le situazioni di necessità, questa volta, è annoverata anche la visita ai congiunti all’interno della propria regione: il pranzo della domenica è ancora un sogno, ma i figli potranno spostarsi per far visita ai genitori, indossando mascherine ed evitando assembramenti con altri membri della famiglia.

Quello che, però, riguarda il nostro settore, è questo: I raccoglitori occasionali di tartufo, sprovvisti di partita Iva, possono andare a cercare i tartufi, per hobby o per lavoro ferma restando la regola madre del tesserino e del rispetto della normativa vigente?

Stando a quello che viene riportato nel Decreto, “si potrà andare al mare per nuotare e fare passeggiate in montagna: attività motorie da soli o al massimo in due, ma non ci si potrà trasferire nelle seconde case”; ancora “Sarà concesso passeggiare anche lontano dalla propria abitazione, purchè a distanza dagli altri. Parchi e giardini pubblici riapriranno […] i sindaci potranno attuare restrizioni”.

Il decreto è poco chiaro, ma è anche vero che mai parlerà di funghi e tartufi, nemmeno per le riaperture stimate del 18 maggio e del 1 giugno.

Per questo motivo non ci resta che un’interpretazione giuridica: considerare i cavatori come commercianti della filiera alimentare se provvisti di partita iva e come hobbisti (sportivi) se sono raccoglitori occasionali.

Questo riguarda anche la raccolta di asparagi, funghi, frutti di bosco, ma anche caccia e pesca.

Il consiglio che rivolgiamo ai cavatori è quello di inviare una mail al comando dei carabinieri forestali del proprio distretto, in modo da vederci chiaro e poter permettere ai propri amici a quattro zampe di uscire dalla quarantena e di riprendere le sane e vecchie abitudini che derivano dalla ricerca del tartufo, qualora questa possa essere considerata attività motoria.

Il termine esatto sarebbe “hobby” o “svago”, ma questi termini non sono ancora annoverati in alcun decreto.

Ovviamente il settore della ristorazione e della gastronomia, soprattutto quella di lusso in cui rientra anche il tartufo, è in piena crisi economica.

I ristoranti non apriranno prima di un mese (se tutto andrà bene), il rischio di lock down again (chiudere tutto di nuovo) è dietro l’angolo e potrebbe essere messo in atto dalla sera alla mattina nel momento in cui si supereranno i picchi del contagio predisposti dal Governo, coadiuvato dal Consiglio Sanitario Nazionale).

Ancora, sicuramente quando i ristoranti riapriranno avranno ben poca voglia di investire nel tartufo e in altre materie prime costose e deperibili (ricordiamoci del lock down again). Molti, addirittura, non riapriranno nemmeno.

Insomma, cari utenti, cari cavatori, cari amanti del tartufo e addetti ai lavori, il nostro settore ripartirà solo quando ci sarà una cura, un vaccino, che possano riportare il tutto alla normalità permettendoci di lavorare a pieno regime.

Una cosa è certa, però, noi aziende possiamo uscire e possiamo ritirare i prodotti: sarà difficile la gestione e l’organizzazione delle visite presso i cavatori, ma noi ci saremo.

Non abbandoneremo i nostri cavatori e siamo pronti ad aiutarli.

L’unico modo per aiutare un padre di famiglia che va a tartufi per sfamare la famiglia e condurre una vita tranquilla, è garantirgli il lavoro e dargli dignità.

Per questo motivo Moscato Tartufi ha deciso, qualora fosse possibile per i cavatori recarsi in montagna per la raccolta dei tartufi, di riprendere e garantire il ritiro del prodotto fresco settimanalmente, anche se il mercato è totalmente fermo, le richieste sono pari allo zero e il telefono non squilla da 45 giorni.

Sarà un grande sacrificio per la nostra azienda, soprattutto economico, ma noi ci siamo.

Da settimane si parla tanto di aiuti economici, donazioni, casse integrazioni, bonus, Europa, Stati Uniti, miliardi su miliardi di euro…

Le nostre donazioni le abbiamo fatte in silenzio, ma è arrivato il momento di aiutare il nostro settore a ripartire; e ripartire significa investire nelle risorse umane e nella qualità del prodotto.

Continuate a seguirci sui nostri social come Facebook e Instagram. La ripartenza potrebbe essere vicina, anche se non sembra.

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