Tartufo nero di Bagnoli
Vendita online del miglior tartufo di Bagnoli
È un fungo ipogeo dalla lunga stagionalità, che accompagna massaie e chef nel periodo che va dalla fine dell’estate (inizio settembre) a primavera inoltrata ( fine aprile) qualificandosi come un vero e proprio prodotto “da battaglia”.
Soprattutto per la preparazione di ripieni da adoperare per la farcia di tortelli, cappelletti, ravioli, al fine di dare il giusto tocco aromatico che abbraccerà letteralmente il palato dei fortunati degustatori.
Il tartufo nero di Bagnoli è un tartufo poco pregiato e meno ricercato rispetto ai fratelli Melanosporum, Aestivum e Uncinatum, date anche le pezzature che si attestano, in media, intorno ai 20-50 grammi, arrivando raramente a superare l’etto o i due etti di peso per singolo esemplare.
Il tartufo nero di Bagnoli possiede una gleba di colore marrone/castagna al nero intenso, con venature bianche più rade e più grossolane rispetto al nero pregiato, che determinano ampie zone bianche nei punti in cui confluiscono.
La superficie appare finemente verrucosa di colore nero, brunastra negli esemplari più giovani.
Le piante simbionti per eccellenza sono la roverella, leccio, cerro, tiglio, nocciolo, carpino nero e bianco, cisto, pino nero.
I migliori cani da tartufo hanno, più volte, scovato esemplari di Tuber Mesentericum nei pressi di Cedro.
Le regioni produttrici di questo prodotto sono Campania e Veneto.
A seconda della pianta simbionte, il tuber mesentericum può avere un aroma che va dal fenolo intenso al nocciola delicato.
Periodo di raccolta: dal primo settembre a fine aprile. In alcune zone la raccolta è prolungata fino a metà maggio.
Dei fattori di cui abbiamo parlato nell’articolo sul prezzo del tartufo nero, quello che incide maggiormente sulla quotazione del tartufo nero di Bagnoli è essenzialmente la richiesta di mercato, dal momento che raramente sono le condizioni climatiche ad incidere su questo prodotto. La produzione si rallenta molto nel periodo gennaio-febbraio a causa delle nevicate e le temperature rigide che ne impediscono una raccolta costante, per poi riprendere il suo naturale ciclo produttivo a partire dalle prime giornate di sole di fine febbraio/inizio marzo.
Pertanto il prezzo dovrebbe aggirarsi, in annate prolifiche e con una buona richiesta di mercato, intorno ai 250-350 euro al chilo all’ingrosso e intorno ai 40/60 euro l’etto per una selezione dedicata al consumatore privato.
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Resistente alla deperibilità, se la conservazione viene trascurata o se l’esemplare da voi acquistato è eccessivamente maturo, può sprigionare aromi fortissimi, che richiamano, in alcuni casi, all’odore del gas metano e del fenolo. Questa caratteristica, non amata da tutti, è dovuta al sottosuolo in cui viene trovato questo fungo ipogeo. Con un accurato lavaggio e spazzolatura del prodotto prima di consumarlo, l’odore intenso diventerà più gradevole ed esalterà i vostri piatti divenendo più amabile.
Il Tartufo nero di Bagnoli è il tartufo che si mantiene di più in assoluto ed è più facile conservarlo. Avvolgete ogni singola pallina in carta scottex e riponetela in un contenitore ermetico in frigorifero, nel reparto delle verdure.
E’ consigliabile, pertanto, consumarlo entro 3-4 giorni dalla raccolta, in modo che le proprietà organolettiche del prodotto si mantengano inalterate, ma potrete conservarlo tranquillamente fino a 7-10 giorni cambiando quotidianamente la carta ed affidandovi ad aziende serie che vi garantiscano un prodotto cavato non più di 24h prima del vostro ordine.
Piatti ideali: uova strapazzate, omelette, taglieri di formaggio con un buon miele in abbinamento, farce di tortelli, ravioli e cappelletti sono gli abbinamenti migliori per gustare al meglio questo tartufo profumatissimo e poco conosciuto.
I migliori cani per la ricerca di questo tubero, che spesso si trova ad alta quota sepolto da una coltre di neve spessa anche più di un metro, sono i lagotti romagnoli: splendidi cani a pelo riccio, unici nella cerca del tartufo, dal fiuto profondo e dalla cerca lenta e meticolosa, praticamente insensibili al freddo e all’umidità.
È soprattutto a loro che dobbiamo riconoscere la maggior parte dei tartufi che selezioniamo in tutta Italia.
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Tartufo bianchetto